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Si avvicina il Natale, si moltiplicano gli acquisti, s'impennano le transazioni online e i truffatori sono in agguato. Dall’esperienza acquisita nella tutela dai rischi di truffe online, la Polizia Postale e delle Comunicazioni mette a disposizione una serie di informazioni per garantire la sicurezza in rete, la tutela dei dati personali, la protezione da frodi e rischi negli acquisti: temi caldi e particolarmente sentiti da chi utilizza Internet in questo periodo di lockdown in cui si registra una continua crescita delle condotte fraudolente, sempre più sofisticate, sulle piattaforme di e-commerce.

Il numero delle segnalazioni e denunce ricevute sul commissariatodips.it, sommate a quelle delle persone arrestate e denunciate nel corso del 2020, ha registrato un incremento del 89.1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’ultima operazione effettuata dalla Polizia Postale ha messo in luce un complesso modus operandi che vedeva i criminali pubblicizzare la vendita di capi di abbigliamento tramite Instagram, la piattaforma più popolare tra i giovani e giovanissimi.

La proposta di capi “alla moda” dal modesto valore commerciale, l’uso di un ambiente social in voga tra i più giovani e l’utilizzo di profili con migliaia di followers hanno facilmente attratto le giovani vittime, inducendole agli acquisti poi rivelatisi truffaldini.

Gli utenti, accuratamente selezionati, venivano contattati su instagram ed indotti al pagamento mediante ricariche di carte prepagate. Successivamente, i truffatori, con altri profili social, ricontattavano le vittime persuadendole ad effettuare un nuovo pagamento, adducendo giustificazioni pretestuose come spese di dogana o problemi fiscali.

Nel video-tutorial realizzato da noi di Io Consumatore Sardegna alcuni semplici consigli per proteggersi dalle beffe degli acquisti online

 

Il settore della cosmesi ogni anno subisce ingenti perdite economiche a causa di prodotti contraffatti immessi nel mercato illegalmente. La normativa che garantisce la sicurezza di tutti i prodotti cosmetici, prevede delle restrizioni per l’uso di determinate sostanze ed è per questo che nei cosmetici realizzati con ingredienti di bassa qualità, non adeguatamente controllati, è più facile riscontrare tracce di ingredienti pericolosi e vietati come piombo, arsenico, mercurio, cloro. 

I cosmetici contraffatti provocano un grave danno per l'economia: nei Paesi dell’Unione Europea le mancate vendite nel settore sono pari a 9,6 miliardi di euro, in Italia 935 milioni di euro. Un dato aumentato, a livello europeo, di oltre 2,5 miliardi di cui 225 milioni di euro a carico di aziende italiane. Dall’ultima analisi dell’Euipo pubblicata nel 2019, questo rappresenta l’incremento più significativo tra i settori merceologico esaminati sul piano della contraffazione .

Ma non solo. I cosmetici non regolari provocano anche danni alla salute del consumatore che li utilizza:  sono presenti sostanze potenzialmente tossiche che sono vietate o che possono essere presenti solo in determinate quantità, come previsto dal Regolamento sui prodotti cosmetici della Comunità Europea n. 1223/2009.

Per effettuare un acquisto di cosmetici invitiamo i consumatori a seguire pochi e semplici consigli quali:

- Acquistare i prodotti solo da rivenditori autorizzati come profumerie, supermercati, farmacie, negozi specializzati o da siti internet ufficiali diffidando di bancarelle, siti non affidabili che spesso vendono prodotti anche originali immessi nel mercato anni prima e tenuti in pessime condizioni di conservazione;

- Evitare l’acquisto di prodotti di marche famose a basso costo poiché è molto probabile che si tratti di merce contraffatta;

- Leggere sempre l’etichetta e le informazioni riportate nella confezione che per legge deve indicare: funzione del prodotto; ragione sociale e sede legale del produttore/importatore stabilito nell’Ue; lotto di fabbricazione; lista degli ingredienti presenti nella formulazione(INCI); eventuali istruzioni, precauzioni e destinazioni d’uso; la durata del prodotto dopo l’apertura della confezione.

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"Sardinian sounding, sembra sardo ma non è": questo il titolo della tavola rotonda, rigorosamente online nel rispetto delle misure anti-Covid, organizzata dalle associazioni dei consumatori aderenti al progetto Io Consumatore Sardegna, con un focus sull'olio d'oliva isolano, tutelato da marchi di qualità e certificazioni, insidiato da produzioni che utilizzano materie prime di provenienza extraregionale.  Si parla di un prodotto che deriva dal lavoro su circa 40.000 ettari di territorio dal quale derivano circa 500.000 quintali di olive, trasformate in 90mila quintali dii olio ogni anno (1,5% della produzione nazionale) e coinvolge circa 160 frantoi. Per un fatturato di circa 250 milioni annui. 

Obiettivo dell'incontro è stato quello di tenere alta l'attenzione su un fenomeno che dagli addetti ai lavori è considerato anche forse più insidioso della contraffazione, ma altrettanto dannoso: con la definizione di Sardinian sounding si è data una declinazione territoriale isolana alla prassi commerciale - scorretta ma border line sul piano della liceità giuridica - posta in essere anche da aziende locali (sarde e italiane) che, con richiami di immagini sulle etichette e nomenclature, convincono il consumatore di avere a che fare con un prodotto genuinamente sardo che in realtà di isolano ha poco e niente. Le  materie prime non sono sarde, il prezzo cala, come la qualità. E il danno si riverbera sui produttori locali, che subiscono la concorrenza sleale di aziende senza scrupoli, e sui consumatori, ingannati. 

I vari profili del fenomeno sono stati introdotti dal vicepresidente di Adoc Cagliari Andrea Falchi e affrontati dai rappresentanti delle principali associazioni del consumatori della Sardegna. Monica Satolli, presidente dell'Unione dei Consumatori Sardegna ha illustrato il vademecum utile agli acquirenti per potersi districare nella jungla delle etichette e dei rivenditori. Il presidente di Federconsumatori Sardegna Andrea Pusceddu, avvocato, ha illustrato i profili giuridici della pratica commerciale scorretta, censurabile, ma difficile da contrastare sul piano legale e spiegato il rigido disciplinare che porta all'etichettatura di Denominazione di origine protetta: "Il marchio Dop per l'olio di Sardegna è un riconoscimento che proviene dalla Comunità europea, assegnato sulla base delle caratteristiche organolettiche meritevoli di tutela, di peculiarità culturali legate al luogo di produzione e di peculiarità dei cultivar, che in Sardegna sono uniche.  Sono indicati tutti i singolo comuni nei quali si può produrre un olio che possa definirsi Dop che, inoltre, deve essere prodotto con  almeno l'80% di olive autoctone di zone geografiche specifiche dell'isola. Il disciplinare contiene anche specifiche che impongono particolari procedure per la spremitura, fino all'indicazione della temperatura della fase di lavorazione, oltre  alla percentuale di acidità". 

Michele Milizia di Casa del Consumatore: "Chi acquista è chiaramente attratto in prima battuta dal prezzo. E si trova davanti bottiglie che vengono proposte a pochi euro al litro, a fronte di olio Dop, extravergine, che va per i 10. Di fronte a questo squilibrio i produttori e i distributori, se vogliono sconfiggere la concorrenza sleale, devono puntare molto sulla trasparenza, per far emergere le caratteristiche superiori dei prodotti della nostra isola". 

Francesca Canu (Udicon) ha sviscerato il tema dell'etichettatura, primo e concreto avamposto per la tutela dei consumatori.

Giuliano Frau, presidente regionale di Adoc, ha puntato sulla necessità di consumare olio sardo. Con un avvertimento semplice: "Un chilo di olio, che corrisponde circa a un litro e 200, non può mai scendere mai sotto i 6-7 euro di prezzo Il motivo? Un prezzo inferiore, sulla base dei costi di produzione, significherebbe che il venditore avrebbe lavorato in perdita. E non può essere: se succede, vorrebbe dire che ha fatto ricorso ad adulterazioni o sotterfugi. Dobbiamo far arrivare questo messaggio ai consumatori, soprattutto in questo periodo contingente nel quale si tenda a risparmiare su tutto: consumando olio sardo ci si guadagna tutti". 

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Negli ultimi anni la crisi economica, unitamente all’aumento dei prezzi, ha favorito la vendita di prodotti contraffatti, facendo incrementare anche la commercializzazione, a prezzi irrisori. Rientrano tra questi le montature griffate identiche a quelle prodotte da aziende famose, tanto da rendere veramente difficile anche all’esperto distinguerle, ma con lenti dannose per la vista.

Sempre più acquirenti, inconsapevoli dei danni per la salute, scelgono di acquistare gli occhiali da sole su internet e/o nelle bancherelle che offrono per pochi euro gli ultimi modelli, naturalmente falsi, delle case di moda più note.

È bene ricordare che il principale scopo nell’utilizzo degli occhiali da sole è il filtro o blocco delle radiazioni ultraviolette ed infrarosse, che colpiscono gli occhi , nonché quello di ridurre l’abbagliamento causato dai raggi solari al fine di favorire una visione chiara e confortevole.

È stato dimostrato che gli occhiali da sole contraffatti, non offrendo invece alcun tipo di protezione contro i raggi solari, che pertanto arrivano agli occhi senza alcun filtro, determinano a lungo andare non solo lesioni oculari come la cataratta, ma anche il contagio di malattie quali la congiuntivite, poiché provati da migliaia di persone. Non solo: i raggi UV non filtrati colpiscono di più e fanno più male. È  bene sapere che, poiché i danni non compaiono in una settimana, quando si arriva a scoprirli talvolta è troppo tardi per porvi rimedio

Pensare che i rischi che si corrono con l’acquisto di occhiali «taroccati» riguardino solo la vista è riduttivo e fuorviante: il fatto che questi accessori vengano appoggiati sulla pelle e siano utilizzati in un’area delicata del viso aumenta il rischio di irritazioni, dermatiti da contatto o allergie.

Acquistare gli occhiali da sole nei negozi di ottica, dove verrete consigliati ed aiutati nella scelta di un buon articolo da un professionista, ed assicurarsi che il prodotto che state acquistando rispetti i requisiti di sicurezza previsti dalla legge diventa , pertanto, un atto dovuto nei confronti della nostra salute.

Ecco quindi alcuni requisiti che devono presentare gli occhiali da sole per un acquisto consapevole ed a tutela della nostra vista, ma non solo:

  • marcatura CE apposta sulle aste o sulla confezione in maniera visibile, leggibile e indelebile;

  • nota informativa della casa produttrice o da un foglietto illustrativo scritto in lingua italiana che deve necessariamente contenere informazioni sul tipo di filtro solare (da 0 a 4 a seconda delle condizioni di illuminazione)

  • istruzioni per la pulizia e la manutenzione corretta del prodotto.

 





 

 

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La contraffazione e il commercio di prodotti non conformi a leggi e normative interne ed europee rappresenta una piaga per i governi nazionali, dietro la quale si nasconde spesso l’opera di organizzazioni criminali. Queste ultime con il passare del tempo si sono insinuate nei più svariati settori produttivi, andando a rappresentare una minaccia reale per la salute e l’incolumità dei cittadini. Nella filiera della contraffazione non rientrano esclusivamente i prodotti tradizionalmente oggetto di imitazione quali abbigliamento, scarpe e pelletteria, ma anche cosmetici e prodotti per la cura della persona, farmaci, alcolici e vini pregiati, ed infine i giocattoli.

Proprio questi settori sembrerebbero rappresentare la nuova frontiera del falso, da cui derivano non solo ingenti danni a livello economico, occupazionale e ambientale, ma soprattutto un aggravio del rischio per la salute e la sicurezza del consumatore. Si pensi ad esempio al danno che può procurare un giocattolo realizzato con materiali economici o di scarsa qualità, o rifinito con vernici pericolose. Oppure ancora ad una crema realizzata con sostanze tossiche e illegali che a lungo andare potrebbe causare patologie o danni irreversibili alla pelle.

L’Ufficio europeo per la proprietà intellettuale (Euipo) ha stimato che nel corso dell’ultimo anno nell’Unione Europea la perdita per le mancate vendite in questi quattro settori, riconducibile all’immissione nel mercato di prodotti falsi e imitazioni, ammonta ad un valore complessivo di ben 19 miliardi di euro. Nella relazione presentata a giugno 2020 sullo stato delle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, l’Euipo ha rilevato che il business del falso ha cagionato all’Italia un ammanco di ben 2,2 miliardi euro, con un notevole aumento della contraffazione nel settore cosmetico e della cura della persona, ed una conseguente perdita di ricavi nel medesimo pari a 935 milioni di euro.

Il fenomeno della contraffazione non è parso arrestarsi neppure difronte all’emergenza sanitaria ma, al contrario, si è sviluppato verso i settori coinvolti ossia quello dei presidi medici, dei farmaci e dei dispositivi di protezione individuale. In primis attraverso la produzione e il commercio di mascherine e gel igienizzanti non conformi alla normativa vigente o di qualità scadente, in secondo luogo tramite la messa in vendita di test di screening rapidi falsificati. Tutto ciò ci porta a ribadire quanto sia importante e necessario fare estrema attenzione ai prodotti che acquistiamo e ai relativi rivenditori.

È consigliato rivolgersi sempre a rivenditori autorizzati, leggere bene le etichette che rappresentano la “carta d’identità del prodotto”, ma soprattutto non farsi trarre in inganno da prezzi troppo bassi e competitivi a cui spesso non corrisponde qualità e legalità del prodotto. L’Euipo in collaborazione con l’Europol e i produttori ufficiali sta ponendo in essere delle operazioni finalizzate a contrastare su più livelli la contraffazione e il commercio di prodotti non originali, chiedendo altresì a colossi del web come Facebook, Google e Amazon, di identificare eventuali pratiche illegittime, eliminarle e impedire che possano riverificarsi.

L’attività di contrasto si sviluppa soprattutto attraverso il monitoraggio di alcune piattaforme di vendita online, dei social media e dei siti web di società controverse nei quali, specie negli ultimi mesi, si sono registrati diversi tentativi di messa in vendita di prodotti di dubbia provenienza.

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Il riconoscimento del marchio Dop (denominazione di origine protetta) garantisce che i prodotti siano realizzati e lavorati in aree precise (dalla raccolta delle materie prime fino al confezionamento) e che nella fase di produzione sia seguito un disciplinare che rispetta e i procedimenti tradizionali per la lavorazione del prodotto e il mantenimento delle sue peculiarità. I prodotti Dop sono legati fortemente al territorio: non potrebbero essere creati in altro luogo se non in quello indicato nel disciplinare, per via di una serie di fattori tra cui il clima, l’ambiente circostante e il fattore umano, che combinati insieme rendono la tipicità del cibo unica e inimitabile altrove.

Tra i prodotti a marchio Dop e cioè realizzati e prodotti interamente in un determinato territorio c'è  il pecorino sardo nelle due tipologie “dolce” e “maturo”.

Il formaggio simbolo della Sardegna in Italia e nel mondo è stato ufficialmente inserito nel 1991 con decreto del presidente del Consiglio dei ministri nella rosa dei formaggi a denominazione di origine e successivamente, con Regolamento Cee  1263 del 2 Luglio 1996, ha ottenuto dall’Unione Europea il marchio Dop – Denominazione di Origine Protetta.  Il 2 Luglio 1996 dall’unione di 26 imprese lattiero-casearie operanti in Sardegna viene costituito il Consorzio di Tutela che per decreto ministeriale è l’ unico organismo di rappresentanza della Dop Pecorino Sardo.

Il Consorzio dal 2002, con apposito decreto del ministero delle Politiche Agricole e Forestali, è stato ufficialmente investito delle funzioni di tutela, promozione e valorizzazione della Dop, nonché delle funzioni di vigilanza e controllo contro qualsiasi abuso, frode e contraffazione in commercio.

L’ottenimento del marchio ancora oggi non evita che i nostri formaggi sardi tra i più esportati ed apprezzati in tutto il mondo siano soggetti a frodi alimentari. Ad esempio, negli Stati Uniti il pecorino sardo, perfetto anche da grattugiare, viene venduto in barattolo come il Sardo Cheese in barattolo.

Per fare in modo che si possa effettuare un acquisto consapevole, il consumatore deve ricordare che le forme di Pecorino Sardo Dop sono prodotte esclusivamente in Sardegna con latte ovino sardo, secondo la tecnologia casearia e le modalità riportate nel disciplinare di produzione e sono facilmente riconoscibili anche solo visivamente poiché devono obbligatoriamente avere:

1) l’etichetta del produttore dove viene apposto il marchio DOP

2) il bollino numerato che identifica ciascuna forma ed è di colore Verde per il pecorino dolce o di colore Blu per il Pecorino maturo e viene rilasciato dal Consorzio di Tutela

3) il simbolo comunitario che contraddistingue i prodotti DOP.

 

Gli integratori non sono farmaci, ma alimenti. Non possono contenere sostanze farmacologicamente attive, ma solo vitamine, minerali, enzimi e altri composti specificati dalla normativa europea e inclusi in un Registro con un apposito codice che può essere riportato nell’etichetta.  Gli integratori sono venduti liberamente e commercializzati da farmacie, parafarmacie, erboristerie, supermercati e rivenditori online, senza l’obbligo della prescrizione medica, poiché si tratta di sostanze alimentari. 

Negli ultimi anni anche il campo degli integratori alimentari è stato interessato dalla contraffazione: la severa regolamentazione europea in materia di medicinali e l’inasprimento delle sanzioni per la loro falsificazione, hanno indotto la criminalità organizzata a dedicarsi alla commercializzazione di prodotti contraffatti  che,  avendo un basso costo di produzione e essendo vendibili liberamente, sono una grossa fonte di guadagno.

Si stima che il 50% degli italiani e il 30% degli europei utilizzino integratori alimentari. I giovani assumono soprattutto integratori per il controllo del peso e per il potenziamento sessuale.  Sono maggiormente interessati dalla contraffazione gli integratori energizzanti - utilizzati allo scopo di aumentare le performance atletiche - gli integratori nootropi per migliorare le prestazioni nello studio o nel lavoro e gli integratori brucia grassi. Poiché l’acquisto dei corrispondenti farmaci prevede la prescrizione medica, i consumatori comprano ripiegano su questi integratori, che possono contenere sostanze dopanti e altre non dichiarate, e rappresentano un grosso rischio per la salute.

Per distinguere un integratore autentico da uno contraffatto, si può:
1) verificare l’autenticità del prodotto consultando il Registro degli integratori notificati direttamente dal portale web del Ministero della Salute

2) controllare l’etichetta, che obbligatoriamente riportare i seguenti elementi:

a) il nome delle categorie di sostanze nutritive o delle altre sostanze che caratterizzano il prodotto o una indicazione relativa alla natura di tali sostanze;

b) la dose raccomandata per l’assunzione giornaliera;

c) l’avvertenza a non eccedere le dosi raccomandate per l’assunzione giornaliera;

d) l’indicazione che gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata;

e) l’indicazione che i prodotti devono essere tenuti fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni di età;

f) l’effetto nutritivo o fisiologico attribuito al prodotto sulla base dei suoi costituenti in modo idoneo a orientare correttamente le scelte dei consumatori. (Direttiva 2002/46/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 giugno 2002 per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli integratori alimentari)

3. per essere sicuri di star acquistando integratori alimentari tramite farmacie online autorizzate, basterà verificare la presenza, su ogni pagina dedicata alla vendita di medicinali, di un logo che ne certifica la conformità. Cliccando su di esso si raggiunge il sito web del Ministero della Salute dove è possibile verificare se il venditore online è registrato nell'elenco di quelli autorizzati.

Frodi alimentari online, come difendersi? Questo il tema del primo incontro online tra i rappresentanti delle associazioni dei consumatori della Sardegna che aderiscono al progetto Io Consumatpore, realizzato nell'ambito del Programma generale di intervento della Regione Sardegna con l'utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. 

Hanno partecipato il presidente regionale di Federconsumatori Andrea Pusceddu, il presidente regionale di Adoc Giuliano Frau, la presidente dell'Unione nazionale Consumatori Monica Satolli, il presidente di Casa del Consumatore Michele Milizia. A introdurre il tema di dibattito il vicepresidente di Adoc Cagliari Andrea Falchi. 

Durante il forum, rigorosamente a distanza nel pieno rispetto delle prescrizioni anti-Covid, sono state illustrate le norme a tutela dei consumatori che decidono di effettuare acquisti di prodotti alimentari online. Si sono affrontate le maggiori criticità del settore e sono stati elencati tutti gli strumenti che la legge nazionale e europea mette a disposizione dei consumatori. 

 

Comuni in campo contro la contraffazione. È stato siglato il 9 ottobre un Protocollo d’Intesa tra il Comune di Alghero rappresentato dal vicesindaco,  Giovanna Caria, e la Direzione Territoriale Dogane e Monopoli per la Toscana, la Sardegna e l’Umbria, rappresentata dal Direttore  Roberto Chiara, finalizzato a rafforzare gli strumenti per la lotta alla contraffazione e agli altri fenomeni illeciti connessi al commercio. Due giorni dopo lo stesso patto è stato sottoscritto con il sindaco di Porto Torres Sean Christian Wheeler. 

Nel quadro del sistema di relazioni che l’Agenzia Dogane e Monopoli ha da tempo instaurato, l’iniziativa permetterà lo scambio di informazioni tra i due enti sottoscrittori, al fine di prevenire e reprimere il fenomeno della contraffazione e le altre attività illecite con l’individuazione delle specifiche aree di intervento.

L’atto consentirà inoltre di perseguire la tutela del consumatore negli acquisti, favorendo la regolarità nel settore del commercio e contrastando le forme di criminalità organizzata, attraverso la cooperazione tra l’Ufficio delle Dogane di Sassari e il Corpo di Polizia Locale. L’obiettivo finale è quello di individuare la filiera e reprimere con continuità ed efficacia il fenomeno della vendita di prodotti di qualità diversa dal dichiarato e contrarie alle norme sul commercio internazionale.

“La sottoscrizione del protocollo - ha evidenziato il Direttore Territoriale Dogane e Monopoli Roberto Chiara - rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare la sinergia tra enti, al fine dipotenziare ulteriormente il contrasto ai fenomeni illeciti come quello della contraffazione”.

Caria ha sottolineato che il protocollo costituisce «una collaborazione necessaria che passa attraverso il proficuo scambio di informazioni e conoscenze, reciprocamente messe a disposizione su un tema molto sentito nel nostro territorio e che mira a tutelare, con interventi concreti e appropriati, l’autenticità dei prodotti sia in dimensione locale che di più ampia estensione territoriale”.

Il sindaco Wheeler inveca ha dichiarato: "Il Comune di Porto Torres  ha voluto firmare un patto che permetterà di contrastare al meglio tutte quelle forme di contraffazione che danneggiano il commercio. Penso soprattutto ai prodotti agroalimentari, che talvolta arrivano sulle nostre tavole privi di qualsiasi controllo sanitario, o ancora a quelli della manifattura sarda. Il nostro Ente assicurerà la massima collaborazione all’Agenzia Dogane e Monopoli in modo da ridurre al minimo i danni creati da questi e tanti altri mercati illegali". 

L'iniziativa potrebbe essere estesa anche ad altri enti territoriali della Sardegna. 


La contraffazione di prodotti alimentari è una frode alimentare tra le più diffuse e redditizie su scala globale. Uno dei prodotti maggiormente interessati dal fenomeno è l’olio extravergine d’oliva di origine italiana, il cui prezzo medio è approssimativamente doppio rispetto a quello dell’olio di origine greca, spagnola o tunisina.

Nonostante non esista ancora una norma condivisa a livello europeo, il Comitato per la standardizzazione, identifica la frode alimentare come “un’azione volontaria che causa discrepanza tra le indicazioni di un prodotto e le sue caratteristiche, al fine di implementare i profitti”.

Le frodi alimentari sono classificabili in  sanitarie (vendita di prodotti nocivi per la salute) e commerciali (descrizione errata che causa una perdita economica al consumatore).  La produzione e la vendita dell’olio d’oliva sono interessate soprattutto dalle frodi commerciali, le quali sono catalogabili in contraffazione (la merce sembra diversa e più pregiata rispetto al reale valore) e in falsificazione (sostituzione di un prodotto con uno meno pregiato).

L’olio extravergine d’oliva è il più colpito dalla contraffazione, perché ha un valore superiore a quello degli altri olii ed è facilmente manipolabile. Le contraffazioni più comuni sono:  miscelazione con olii meno pregiati, l’uso di coloranti per un aspetto migliore, la sostituzione con altri olii vegetali, la produzione di oli DOP (a denominazione protetta) da olive raccolte in zone esterne alla zona di riferimento e la scorretta etichetttura.

L’individuazione di un olio contraffatto richiede verifiche tecniche e una prova sensoriale da effettuarsi nei laboratori preposti. I consumatori, che non hanno la possibilità di fare queste verifiche, devono prestare attenzione a tre parametri: etichetta, sapore e prezzo.

In base a un Regolamento UE n. 29 del 2012, l’etichetta deve riportare:

- denominazione di vendita (es. olio extravergine di oliva)

- designazione dell’origine (solo per l’extravergine e il vergine; es. “miscela di oli di oliva originari dell’Unione europea”)

- informazione sulla categoria di olio (es. “olio d’oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici”)

- quantità netta (es. “0,75 litri”)

- termine minimo di conservazione (es. “da consumarsi preferibilmente entro …”)

- condizioni particolari di conservazione (es. “da conservare al riparo della luce e dal calore”)

- nome o la ragione sociale e indirizzo del responsabile commerciale del prodotto

- lotto (ovvero, la partita alla quale appartiene una derrata alimentare)

- dichiarazione nutrizionale (indicazioni obbligatorie: valore energetico in kJ e kcal, quantità di grassi e acidi grassi saturi, carboidrati e zuccheri, proteine e sale, da esprimere in grammi)

- campagna di raccolta (per l’extravergine e il vergine, solo se il 100% dell’olio contenuto nella confezione proviene da tale raccolta; es. “Campagna di raccolta olive 2019/2020”)sede dello stabilimento di confezionamento [località e indirizzo, secondo il D. Lgs 15 settembre 2017, N. 145; non si applica agli oli preimballati, fabbricati o commercializzati in un altro Stato membro dell’UE o in Turchia o fabbricati in uno Stato membro dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA), parte contraente dell’Accordo sullo Spazio economico europeo (SEE)]

Infine oltre all’etichetta e all’assaggio, il prezzo è un indicatore di affidabilità: se è troppo basso, il consumatore si dovrà insospettire. Tenuto conto dei costi di produzione, un buon olio extravergine di oliva costerà almeno 8 € al litro. Con questi accorgimenti i consumatori potranno quindi acquistare l’originale olio di oliva.



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