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Un agnello su due consumato nelle tavole degli italiani per Natale è Igp di Sardegna. E’ quando emerge da una indagine condotta dal Contas (Consorzio di tutela dell’Agnello di Sardegna Igp). Dei circa 600mila agnelli macellati in Italia nelle ultime due settimane di dicembre, la metà, 300mila sono marchiati Igp di Sardegna. Un dato che certifica come l’agnello sardo Igp è il principe e simbolo del menù natalizio, e che grazie anche ai controlli capillari, alla promozione e alle innovazioni di mercato attuate dal Contas negli ultimi anni si è riusciti ad attutire i contraccolpi della gravissima emergenza Covid.

LA CARTINA DEL MERCATO. I dati provenienti dal monitoraggio svolto dal Contas mostrano un andamento positivo delle vendite in tutte le regioni Italiane sia in quelle dove storicamente si consuma l’agnello da latte e sia in quelle in cui si ha meno tradizione. Cosi come positiva è la presenza della denominazione d’origine sarda sulle principali insegne nazionali sia sul commercio tradizionale che su quello online.

In netto aumento i dati sulle vendite che arrivano dai mercati tradizionali come la Sardegna e il Lazio ma positivo è anche il trend di regioni come Lombardia e Piemonte che iniziano ad apprezzare sempre di più il consumo dell’agnello da latte.

Buoni e i dati sulle esportazioni in Spagna che si conferma principale mercato dell’agnello sardo Igp, con il 25% di quelli macellati a dicembre che hanno raggiunto il mercato Iberico.

ANDAMENTO PREZZO. Nonostante non si sia verificata la spinta inflattiva dei prezzi degli agnelli, attesa con l'avvicinarsi del Natale, il prezzo di acquisto nelle campagne nelle ultime due settimane (dove si macella il 70% degli agnelli di dicembre) si è gradualmente livellato a quello del 2019. Inoltre non si è registrato quel crollo sul prezzo che ogni anno si verificava negli ultimi giorni di dicembre con quotazioni che in alcuni casi hanno superato quelle natalizie.

I dati regionali sui prezzi pagati agli allevatori mostrano delle differenze a secondo delle zone di rilevamento: le migliori quotazioni si registrano nel centro e nord Sardegna (3,90-4,25 euro/kg sul vivo)mentre si evidenzia una flessione nel sud dell’Isola (-15%) dove le contrattazioni soffrono sia l’assenza dei gruppi di vendita organizzati dagli allevatori o dalle cooperative sia una più diffusa presenza di commercianti mediatori.

Sul fronte nazionale, nell'areale toscano la contrattazione degli agnelli da latte sulla piazza di Grosseto si è attestata sui 3,90 euro/kg, mentre si registra una leggera flessione su quella di Firenze che ha quotato 3,65 euro/kg. Solo sulla piazza di Siena si sono raggiunti per pochi giorni i 4,20 euro al chilo. Per la regione Lazio il prezzo rilevato nella settimana pre-natalizia è stato su Viterbo di 3,95 euro al chilo. Nel Sud Italia, nello specifico a Foggia e Noci, le quotazioni si sono assestate sui 4,20-4,30 euro/kg.

DATI MACELLAZIONE. In Sardegna il numero dei capi macellati a dicembre si è mantenuto sui livelli degli ultimi due anni con circa 300 mila agnelli certificati IGP (50% del totale degli agnelli da latte macellati in Italia ed il 76% in Sardegna). Si registrata inoltre una eccellente qualità delle carcasse immesse sul mercato che fanno segnare in media un + 120 gr/carcassa rispetto allo stesso periodo del 2019 per un totale di 1.700.000 chilogrammi di carne vendute a dicembre.

“Nonostante la gravissima crisi economica con un drastico calo dei consumi dovuti all’emergenza Covid – rileva il presidente del Contas Battista Cualbu – il mercato dell’agnello a dicembre, relativamente a questa situazione, ha tenuto (momento più importante in cui si macellano il 40% degli agnelli dell’annata), a dimostrazione che gli italiani in questo anno anomalo hanno comunque, nel limite del possibile, rispettato la tradizione. Questo evidenzia anche che il lavoro svolto dal Contas negli ultimi anni sta dando i suoi frutti grazie agli investimenti in promozione per la sensibilizzazione dei consumatori oggi più attenti nella ricerca del marchio di origine, ma anche con una vigilanza potenziata (che ha limitato e ridotto le contraffazioni) o con la proposta di tagli più piccoli che rispondono alle esigenze dei consumatori, accresciuta con le prescrizioni Covid che hanno limitato le grandi tavolate natalizie”.

“In questa annata anomala ed incerta solo dopo la stesura del Dpcm e l’apertura alle movimentazioni all’interno della Regione di appartenenza – spiega il direttore del Contas Alessandro Mazzette - si è verificato uno sblocco degli ordini da parte dei grossisti, con un immediato impatto sui listini. Tuttavia, i prezzi rilevati all’ingrosso e al dettaglio si sono adeguati alle attuali condizioni economiche delle famiglie Italiane causate dalla lunga emergenza sanitaria, con una flessione media del -15% rispetto allo stesso periodo del 2019”.

 

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Prima di acquistare guardate l'etichetta: solo i marchi Dop e Igp garantiscono che olio, carciofo spinoso e agnello destinati alle tavole per le festività siano prodotti genuini di Sardegna. È il messaggio dell'evento online “Un Natale Doc, per la tutela dei prodotti agroalimentari sardi”, organizzato dalle principali associazioni dei consumatori dell'Isola, nell'ambito del progetto “Io Consumatore Sardegna”.

Di certificazioni di garanzia e genuinità, bontà, vantaggi economici e salvaguardia del mercato locale dalle contraffazioni hanno parlato Roberto Luciano, responsabile amministrativo dei consorzi Dop dell'olio e del carciofo spinoso sardi, e Alessandro Mazzette, direttore del consorzio di tutela dell'agnello sardo Igp. Il primo in collegamento video, il secondo interpellato in un'intervista.

OLIO SARDO DOP. “Solo il marchio Dop (denominazione di origine protetta)”, ha spiegato Luciano, “garantisce che l'olio sia al 100% sardo, dalla piantagione delle olive fino all'imbottigliamento. Gli enti certificatori controllano che lungo tutta la filiera siano stati rispettati tutti i parametri previsti dal disciplinare, come la molitura entro due giorni dal raccolto. Il consumatore sa cosa compra. In altri casi no”. Sugli scaffali dei supermercati spesso c'è l'attrattiva delle offerte, con olio venduto a basso costo presentato come extravergine: “Capita. Ma difficilmente lo è. Visti i costi di produzione”, ha spiegato ancora Luciano, “un olio di qualità non può essere venduto a meno di 8 euro al litro, per tenersi bassi. Se il prezzo è inferiore, guardando ancora l'etichetta, scopriremo che si tratta di olio di olive provenienti da Paesi Ue, e non sappiamo nemmeno quali siano. Solo il marchio Dop dà garanzia”. Secondo le certificazioni Agris, nell'Isola nel 2019 sono state raccolti 2 milioni e 152.000 chili di olive destinate al Dop, trasformate in 127mila chili di olio.

CARCIOFO SPINOSO SARDO DOP. Sempre all'etichetta bisogna badare per il carciofo spinoso di Sardegna: “Pochi lo sanno”, ha rivelato Luciano, “ma è l'unico tipo che può essere mangiato crudo, grazie alle sue caratteristiche superiori. È un prodotto sardo, che trova il suo maggiore sbocco di mercato nel nord Italia: tra Lombardia, Piemonte e Liguria. Per loro il fatto che sia sardo è una garanzie di per sé. Nell'Isola viene consumato meno e si sta perdendo la tradizione: come consorzio stiamo attuando delle campagne per stimolare la ripresa della coltivazione”.

AGNELLO SARDO IGP. È tradizionalmente il re della tavola per le festività natalizie in Sardegna. Ma la pandemia rischia di avere un impatto sul mercato dell'agnello sardo Igp (Indicazione geografica protetta): “La nostra speranza”, ha spiegato Alessandro Mazzette, “è che succeda quello che si è verificato durante le festività pasquali del 2020, quando in pieno lockdown i consumi di carne d’agnello sono stati molto buoni. Quest’anno si prevedeva un annata molto positiva per il nostro settore: già da novembre abbiamo registrato un +40 % degli agnelli macellati e una tendenza del 30% in più per le macellazioni di dicembre. Ma l’incertezza legata al Covid non ha permesso la normale contrattazione delle vendite. Abbiamo registrato”, è il rilievo amaro, “una contrazione sul prezzo pagato all’allevatore del 20% in meno rispetto al 2019 ma questo non ha influenzato la qualità del prodotto”. Le temperature miti hanno favorito la crescita degli agnelli al pascolo, con un rafforzamento delle caratteristiche che rendono unica la carne sarda. Che patisce innumerevoli tentativi di imitazione e contraffazione.

IL PERICOLO RUMENO. “Il fatto che si parli sempre più frequentemente di truffe e contraffazioni”, ha spiegato Mazzette, “è legato al grande lavoro che il Consorzio di tutela in questi anni sta facendo sulla vigilanza e sulla tutela del prodotto. In questi ultimi due anni”, è il bilancio, “siamo riusciti a ottenere, in collaborazione alla autorità competenti, numerosi successi investigativi dagli agnelli rumeni spacciati per Igp alle contraffazioni delle etichette in svariati punti vendita. In questi mesi abbiamo anche lavorato sul web per scoprire gli autori di numerose etichette che venivano taroccate ad arte per creare discredito sul lavoro di tutela. Essere imitati e contraffatti”, è la conclusione di Mazzette, “indica che il prodotto è richiesto dal mercato ma che ancora tanto c’è da fare sulla promozione e valorizzazione di una filiera e della giusta remunerazione degli allevatori e di tutto il comparto”.

L'APPELLO. “Per Natale e Capodanno comprate sardo. E per avere garanzia di qualità e per tutelare i prodotti nostrani, controllate le etichette”. Questo l'appello di Andrea Falchi e Giuliano Frau (Adoc Sardegna), Andrea Pusceddu (Federconsumatori Sardegna), Michele Milizia (Casa del Consumatore) e Monica Satolli (Unione dei Consumatori), rappresentanti delle associazioni riunite nel progetto “Io Consumatore Sardegna”, contro le contraffazioni dei prodotti dell'Isola.

 

 

 

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Il panettone artigianale batte quello industriale. Lo certifica una ricerca realizzata da Nielsen per la società Csm Bakery: la versione artigianale del noto dolce popolare rappresenta il 52% del valore complessivo del comparto, che si attesta a 209 milioni di euro per un totale di 26,1 mila tonnellate.

Sempre secondo la ricerca della Nielsen, il segmento artigianale è significativamente composto da un target di consumatori orientati alla qualità e alla ricerca di prodotti premium. I principali driver che spingono i consumatori all’acquisto dei panettoni artigianali sono: regali per ricorrenze, un packaging curato e una bella presentazione del prodotto, i consigli di amici e parenti oltre che recensioni sul web. Per i consumatori i panettoni artigianali sono garanzia di qualità e il 60% dichiara di acquistare solo da negozi di fiducia, oltre che spinti dalla notorietà del pasticcere, famoso o vincitore di contest.

Ma come a stabilire la genuinità artigiana del prodotto e la sua “sardità”?

“Se si fa presto a dire, e soprattutto, a scrivere “artigianale” sulle decine, o centinaia, di tipi di panettoni messi in questo periodo a disposizione in panifici, pasticcerie ed esercizi commerciali”, spiega Antonio Matzutzi, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, continua Matzutzi - più difficile è dimostrare la loro “genuinità”.

L’unica soluzione è leggere bene l’etichetta, che rappresenta una obbligatoria e precisa “carta di identità”, all’interno della quale devono essere riportati ingredienti e allergeni. Soprattutto, è necessario stare attenti all’assenza di “agenti chimici” e conservanti o altri ingredienti propri delle produzioni industriali in serie. I nostri artigiani dolciari si sono accorti dell’importanza di una etichetta “pulita” e, per questo, in maniera sempre più frequente, cominciano a inserire le indicazioni relative alla provenienza degli ingredienti. “Pertanto il consumatore che cerca la vera artigianalità la deve cercare a tutto tondo, dalla genuinità e freschezza degli ingredienti di base (ad esempio farine rintracciabili e uova fresche) e di quelli aggiunti (come l’uva passa e i canditi preferibilmente sardi), dal procedimento di lavorazione che è lungo e laborioso a cominciare dalla lievitazione, per, infine, andare a scegliere un prodotto che presti attenzione anche alla confezione. Il packaging è, infatti, sempre più un elemento distintivo e di valore, soprattutto se si tratta di un dono natalizio”, precisano da Confartigianato.

Confartigianato Imprese Sardegna ricorda come, in ogni caso, che dal 2005 possono chiamarsi “panettone” e “pandoro” soltanto i dolci natalizi che rispettano precise regole di produzione. Lo prevede il Decreto 22 luglio 2005, adottato congiuntamente dal Ministero delle Attività produttive e dal Ministero delle Politiche Agricole ed entrato in vigore il 29 gennaio 2006, che stabilisce definizione, forma, composizione e processi produttivi di queste specialità. Soltanto i dolci realizzati secondo il disciplinare sancito dal Decreto potranno utilizzare la denominazione riservata “Panettone” e “Pandoro”.

 Nonostante la normativa rappresenti un passo avanti per difendere i consumatori, il rischio di truffe, trucchi e inganni è sempre in agguato. Infatti, rimane il pericolo che vengano messi in commercio prodotti che invece non rispettano la Legge e che, sempre in base al Decreto, potranno essere venduti con denominazioni alternative quali, ad esempio, “dolce di Natale”.

Il Decreto fissa anche i requisiti minimi per realizzare un panettone o un pandoro ma non identifica le caratteristiche dei prodotti artigiani. Di sicuro possiamo dire che il panettone artigianale non potrà avere l’ambizione di rispettare i criteri minimi, ma anzi deve garantire una qualità superiore. Quindi, per essere certi di acquistare una vera specialità artigiana, lo ricordiamo ancora, bisogna innanzitutto rivolgersi a laboratori e negozi di fiducia. Inoltre, attenzione a leggere bene l’etichetta: le percentuali degli ingredienti di panettoni e pandoro artigiani sono in genere superiori rispetto a quelle minime stabilite dalla nuova legge. Quanto ai prezzi, per panettoni e pandoro artigiani oscillano tra 15 e 20 euro al Kg. Però, al di là delle nuove regole-base uguali per tutti i produttori rimane la libertà per i pasticceri artigiani di arricchire la qualità di panettoni e pandoro con la creatività e la fantasia che da sempre li contraddistinguono

“Da questo punto di vista noi, come associazione di Categoria – continua Matzutzi - stiamo lavorando perché si arrivi sempre più a prodotti di “filiera corta”; abbiamo già degli ottimi esempi in Sardegna sul pane di filiera locale, con il grano coltivato, macinato, trasformato in prodotto da forno e distribuito, tutto all’interno di qualche chilometro”.

 

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Perché mangiare agnello sardo, con il marchio Igp? E cosa significa? Quesiti che bisogna porsi in vista delle festività natalizie, periodo nel quale - in genere, al netto delle restrizioni - aumenta la domanda del prodotto da parte dei consumatori. La risposta  è semplice: è sano, e la filiera è controllata. Solo così il prodotto può portare il bollino di Indicazione geografica protetta. Un marchio che garantisce il rispetti di un rigido disciplinare di allevamento. 

Ma di cosa si tratta? La definizione è contenuta nell'articolo 1 del Disciplinare: "L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) "Agnello di Sardegna" è riservata esclusivamente agli agnelli nati, allevati e macellati in Sardegna che siano in regola con le norme dettate dal presente disciplinare di produzione e identificazione". 

Il marchio "è riservato agli agnelli allevati in un ambiente del tutto naturale, caratterizzato da ampi spazi esposti a forte insolazione, ai venti ed al clima della Sardegna, che risponde perfettamente alle esigenze tipiche della specie. L’allevamento avviene prevalentemente allo stato brado; solo nel periodo invernale e nel corso della notte gli agnelli possono essere ricoverati in idonee strutture dotate di condizioni adeguate per quanto concerne il ricambio di aria, l’illuminazione, la pavimentazione, gli interventi sanitari e i controlli. 2 L’Agnello non deve essere soggetto a forzature alimentari, a stress ambientali e/o a sofisticazioni ormonali. Gli Agnelli devono essere nutriti esclusivamente con latte materno (nel tipo “da latte”) e con l’integrazione pascolativa di alimenti naturali ed essenze spontanee peculiari dell’habitat caratteristico dell’isola di Sardegna. I soggetti dovranno essere identificati, non oltre venti giorni dalla nascita, con sistemi manuali, ottici o elettronici in grado di garantire la rintracciabilità del prodotto nel rispetto della normativa vigente". 

Esistono tre tipologie.

L'agnello da latte, di un peso che oscilla fra 5 e 7 chili. 

Nato ed allevato in Sardegna, proveniente da pecore di razza sarda, alimentato con solo latte materno (allattamento naturale), macellato a norma di legge e rispondente alle seguenti caratteristiche:

 peso carcassa a freddo, senza pelle e con testa e corata 5/7 Kg.;

 colore della carne: rosa chiaro (il rilievo va fatto sui muscoli interni della parete addominale);

 consistenza delle masse muscolari: solida (assenza di sierosità);

 colore del grasso: bianco ;

 copertura adiposa: moderatamente coperta la superficie esterna della carcassa; coperti, ma non eccessivamente, i reni;

 consistenza del grasso: solido (il rilievo va fatto sulla massa adiposa che sovrasta l'attacco della coda, ed a temperatura ambiente di 18 – 20° C).

Agnello di Sardegna Leggero (tra i 7 e 10 chili di peso). 

Nato ed allevato in Sardegna, proveniente da pecore di razza sarda o mediante incroci di prima generazione con razze da carne Ile De France e Berrichon Du Cher, o altre razze da carne altamente specializzate e sperimentate, alimentato con latte materno e integrato con alimenti naturali (foraggi e cereali) freschi e/o essiccati; macellato a norma di legge e rispondente alle seguenti caratteristiche:

 peso carcassa a freddo, senza pelle con testa e corata 7/10 Kg;

 colore della carne: rosa chiaro o rosa;

 consistenza delle masse muscolari: solida (assenza di sierosità);  colore del grasso: bianco ;

 copertura adiposa: moderatamente coperta la superficie esterna della carcassa; coperti, ma non eccessivamente, i reni;

 consistenza del grasso: solido (il rilievo va fatto sulla massa adiposa che sovrasta l'attacco della coda, ed a temperatura ambiente di 18 – 20° C).

Terza e ultima categoria, Agnello di Sardegna da taglio, che può pesare fino a 13 chili e oltre 10. 

Nato ed allevato in Sardegna, proveniente da pecore di razza sarda o mediante incroci di prima generazione con razze da carne Ile De France e Berrichon Du Cher, o altre razze da carne altamente specializzate e sperimentate, alimentato con latte materno e integrato con alimenti naturali (foraggi e cereali) freschi e/o essiccati; macellato a norma di legge e rispondente alle seguenti caratteristiche :

 peso carcassa a freddo, senza pelle e con testa e corata 10/13 Kg;

 colore della carne: rosa chiaro o rosa;

 consistenza delle masse muscolari: solida (assenza di sierosità);

 colore del grasso: bianco o bianco paglierino;

 copertura adiposa: moderatamente coperta la superficie esterna della carcassa; coperti, ma non eccessivamente, i reni;

 consistenza del grasso: solido (il rilievo va fatto sulla massa adiposa che sovrasta l'attacco della coda, ed a temperatura ambiente di 18 – 20° C).

Ecco come si può presentare ai consumatori. 

L’agnello designato dall’Indicazione Geografica Protetta “Agnello di Sardegna”, può essere immesso al consumo intero e/o porzionato secondo i tagli che seguono :

a) Agnello di Sardegna “da latte” (5 - 7 Kg) 1. intero; 2. mezzena: ricavata mediante il taglio sagittale della carcassa in parti simmetriche; 3. quarto anteriore e posteriore; (intero o a fette) 4. testa e coratella; 5. spalla, coscia, carrè; (parti anatomiche intere o a fette) 6. confezione mista; (composizione mista ricavata da parti anatomiche 5 precedentemente descritte).

b) Agnello di Sardegna “leggero” (7-10 Kg) e Agnello di Sardegna “da taglio” (10-13 Kg): 1. intero; 2. mezzena : ricavata mediante il taglio sagittale della carcassa in parti simmetriche; 3. quarto anteriore e posteriore; (intero o a fette) 4. testa e coratella; 5. culotta: comprendente le due coscie intere compresa la “sella” (destra e sinistra); 6. sella inglese : composta dalla parte superiore dorsale, comprendente le due ultime coste e le pareti addominali; 7. carrè : comprendente parte dorsale superiore – anteriore; 8. groppa : comprendente i due mezzi rosbif; 9. casco : comprende le spalle, le costole basse, il collo e le costolette alte della parte anteriore; 10. farfalla : comprende le due spalle unite al collo; 11. cosciotto : comprende la gamba, la coscia, la regione ileo-sacrale e la parte posteriore dei lombi; 12. cosciotto accorciato : comprende le membra posteriori della regione ileo sacrale e la parte posteriore dei lombi. Altri tagli : 13. sella; comprendente la regione ileo-sacrale con o senza l’ultima vertebra lombare; 14. filetto: comprende la regione lombare; 15. Carrè coperto: parte dorsale superiore comprendente le prime e le seconde costole; 16. Carrè scoperto; parte anteriore composta dalle prime 5 vertebre dorsali; 17. Spalla: intero; 18. colletto; comprende la regione del collo; 19. costolette alte; comprende la regione toracica inferiore; 20. spalla, coscia, carrè; (parti anatomiche intere o a fette) 6 21. confezione mista; (composizione mista ricavata da parti anatomiche precedentemente descritte)

 

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La contraffazione nel settore vinicolo colpisce e danneggia l’economia delle aziende produttrici e interessa tutti i tipi di vini sia quelli con nomi di prestigio che quelli di media gamma.

I vini DOC devono necessariamente essere sottoposti ad uno specifico disciplinare di produzione, superare diversi controlli dall’analisi delle materie prime all’esame del territorio dove sono prodotte le uve. In sintesi i disciplinari dei vini DOC devono stabilire: la denominazione d’origine, la zona di produzione delle uve, caratteristiche fisico-chimiche ed organolettiche del vino, condizioni climatiche e terreno di produzione, periodo minimo di invecchiamento in legno e/o affinamento in bottiglia etc.

Il marchio Doc nasce negli anni Cinquanta ad opera di un funzionario del ministero dell’Agricoltura, ma la denominazione di origine controllata venne creata nel 1963 con apposito decreto n. 963. La legge fu emanata al fine di proteggere i prodotti locali dalla concorrenza estera e da allora ha continuato la sua evoluzione fino ai giorni nostri. A seguito della regolamentazione in vigore dal 1 agosto 2009 recepita dalla riforma dell’Organizzazione Comune del Mercato vitivinicolo, le sigle Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), Denominazione di Origine Controllata (DOC) e Indicazioni Geografiche Tipiche (IGT), vengono ricompresi nei marchi europei DOP e IGP. Tuttavia le precedenti denominazioni continuano ad essere utilizzate per meglio identificare le caratteristiche peculiari dei nostri prodotti, difatti oggi i vini doc possono riportare in etichetta alcune denominazioni aggiuntive quali: classico per vini prodotti nella zona di più antica tradizione; riserva per i vini sottoposti ad un invecchiamento più lungo e superiore per i vini con maggiorazione concentrazione zuccherine e gradazione alcolica elevata dovuta.

Nel 2007 in Sardegna grazie al desiderio di un gruppo di aziende ed al contributo della Camera di commercio di Cagliari nasce il Consorzio di tutela “Vini di Sardegna” che ha tra i suoi scopi principali: il controllo della qualità e tracciabilità a partire dalla terra sino alla bottiglia finita; la tutela della produzione e dell'uso della denominazione; la valorizzazione e promozione dei vini tutelati.

Il Cannonau e il Vermentino sono due vini simbolo della Sardegna , dalla fama che va ben oltre i confini nazionali entrambi a marchio DOC con l’eccezione del Vermentino di Gallura a marchio DOCG.

I vitigni di Cannonau sono presenti in tutto il territorio, ma le zone di maggiore produzione sono l’Ogliastra, la Baronia, la Barbagia, il Mandrolisai. Il vino prodotto è di colore rosso rubino, tendente al granata con gradazione alcolica che varia a seconda della zona di produzione, ma non è comunque mai inferiore ai 12,5% vol. Normalmente invecchiato per 2/6 anni, va consumato a temperatura ambiente tra i 18 e i 20°C.

I vitigni di Vermentino sono anch’essi presenti in tutto il territorio Regionale ma è in Gallura che viene prodotto l’unico vino Sardo a Denominazione di Origine Controllata e Garantita e precisamente il “Vermentino di Gallura DOCG”. Il vino prodotto è di colore bianco, con aspetto paglierino dai leggeri riflessi verdognoli, caratterizzato da un bouquet fruttato e floreale. La gradazione alcolica varia dai 10,5% vol. di quello di Sardegna ai 12% vol. del Vermentino di Gallura, da consumarsi a una temperatura compresa tra i 6 e gli 8°C.

Anche per i vini doc è importante prestare attenzione all’etichetta che deve obbligatoriamente contenere: la denominazione (es. “Cannonau o Vermentino di Sardegna”); la dicitura della denominazione per esteso, ossia Indicazione Geografica Protetta (o Tipica) o Denominazione di Origine Protetta (o Controllata) o Denominazione di Origine Controllata e Garantita. E’ vietato l’utilizzo delle rispettive sigle (DOP, DCOG etc.); la menzione aggiuntiva tradizionale o speciale (classico, superiore, riserva) o eventuale menzione del vitigno (se non già inclusi nella dicitura della denominazione). Tali indicazioni non devono essere scritti in caratteri più grandi di quelli usati per la denominazione; l’annata in cui è stato prodotto.

Nell’etichetta sono inoltre obbligatorie: il nome dell’azienda azienda imbottigliatrice, il numero di lotto che nel caso dei vini DOC è riportato sull’apposita fascetta, il paese di produzione, il volume nominale, la percentuale di alcool puro sul volume totale e l’eventuale presenza di allergeni.

 

 

 

 

 

 

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"Sardinian sounding, sembra sardo ma non è": questo il titolo della tavola rotonda, rigorosamente online nel rispetto delle misure anti-Covid, organizzata dalle associazioni dei consumatori aderenti al progetto Io Consumatore Sardegna, con un focus sull'olio d'oliva isolano, tutelato da marchi di qualità e certificazioni, insidiato da produzioni che utilizzano materie prime di provenienza extraregionale.  Si parla di un prodotto che deriva dal lavoro su circa 40.000 ettari di territorio dal quale derivano circa 500.000 quintali di olive, trasformate in 90mila quintali dii olio ogni anno (1,5% della produzione nazionale) e coinvolge circa 160 frantoi. Per un fatturato di circa 250 milioni annui. 

Obiettivo dell'incontro è stato quello di tenere alta l'attenzione su un fenomeno che dagli addetti ai lavori è considerato anche forse più insidioso della contraffazione, ma altrettanto dannoso: con la definizione di Sardinian sounding si è data una declinazione territoriale isolana alla prassi commerciale - scorretta ma border line sul piano della liceità giuridica - posta in essere anche da aziende locali (sarde e italiane) che, con richiami di immagini sulle etichette e nomenclature, convincono il consumatore di avere a che fare con un prodotto genuinamente sardo che in realtà di isolano ha poco e niente. Le  materie prime non sono sarde, il prezzo cala, come la qualità. E il danno si riverbera sui produttori locali, che subiscono la concorrenza sleale di aziende senza scrupoli, e sui consumatori, ingannati. 

I vari profili del fenomeno sono stati introdotti dal vicepresidente di Adoc Cagliari Andrea Falchi e affrontati dai rappresentanti delle principali associazioni del consumatori della Sardegna. Monica Satolli, presidente dell'Unione dei Consumatori Sardegna ha illustrato il vademecum utile agli acquirenti per potersi districare nella jungla delle etichette e dei rivenditori. Il presidente di Federconsumatori Sardegna Andrea Pusceddu, avvocato, ha illustrato i profili giuridici della pratica commerciale scorretta, censurabile, ma difficile da contrastare sul piano legale e spiegato il rigido disciplinare che porta all'etichettatura di Denominazione di origine protetta: "Il marchio Dop per l'olio di Sardegna è un riconoscimento che proviene dalla Comunità europea, assegnato sulla base delle caratteristiche organolettiche meritevoli di tutela, di peculiarità culturali legate al luogo di produzione e di peculiarità dei cultivar, che in Sardegna sono uniche.  Sono indicati tutti i singolo comuni nei quali si può produrre un olio che possa definirsi Dop che, inoltre, deve essere prodotto con  almeno l'80% di olive autoctone di zone geografiche specifiche dell'isola. Il disciplinare contiene anche specifiche che impongono particolari procedure per la spremitura, fino all'indicazione della temperatura della fase di lavorazione, oltre  alla percentuale di acidità". 

Michele Milizia di Casa del Consumatore: "Chi acquista è chiaramente attratto in prima battuta dal prezzo. E si trova davanti bottiglie che vengono proposte a pochi euro al litro, a fronte di olio Dop, extravergine, che va per i 10. Di fronte a questo squilibrio i produttori e i distributori, se vogliono sconfiggere la concorrenza sleale, devono puntare molto sulla trasparenza, per far emergere le caratteristiche superiori dei prodotti della nostra isola". 

Francesca Canu (Udicon) ha sviscerato il tema dell'etichettatura, primo e concreto avamposto per la tutela dei consumatori.

Giuliano Frau, presidente regionale di Adoc, ha puntato sulla necessità di consumare olio sardo. Con un avvertimento semplice: "Un chilo di olio, che corrisponde circa a un litro e 200, non può mai scendere mai sotto i 6-7 euro di prezzo Il motivo? Un prezzo inferiore, sulla base dei costi di produzione, significherebbe che il venditore avrebbe lavorato in perdita. E non può essere: se succede, vorrebbe dire che ha fatto ricorso ad adulterazioni o sotterfugi. Dobbiamo far arrivare questo messaggio ai consumatori, soprattutto in questo periodo contingente nel quale si tenda a risparmiare su tutto: consumando olio sardo ci si guadagna tutti". 

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Prosegue la campagna di informazione voluta dalla Giunta regionale per promuovere i prodotti tutelati dalle denominazioni di origine protetta (Dop) o dalle indicazioni geografiche (Igp). Dopo una prima e positiva fase, che ha avuto come testimonial di eccezione Gigi Riva e si è concretizzata con la diffusione di messaggi e spot sui diversi media, con una delibera approvata nel corso dell’ultima seduta sono stanziati altri 300mila euro per sostenere le produzioni regionali a marchio. “Queste ulteriori risorse – commenta il presidente della Regione, Christian Solinas – sono il segno tangibile dell’attenzione della Giunta per la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari che la Sardegna può offrire sui mercati. La tutela del comparto passa anche per una efficace comunicazione, rivolta a tutti i consumatori, dell’alta qualità dei nostri migliori prodotti”.

“Stiamo contrastando in ogni modo gli effetti della grave crisi economica che sta investendo tutti i settori produttivi, compreso quello agroalimentare - sottolinea l’assessore regionale dell’Agricoltura, Gabriella Murgia - come conseguenza in particolare delle misure restrittive legate all’emergenza epidemiologica da Covid-19, che hanno limitato le possibilità di movimento e modificato le abitudini di acquisto della popolazione, influendo anche sull’andamento dei consumi. Considerata la situazione di incertezza dei mercati dovuta al perdurare dello stato d’emergenza in seguito alla recrudescenza della pandemia, abbiamo pertanto deciso di intervenire nuovamente per sostenere il settore, incentivando azioni di informazione e promozione delle nostre Dop e Igp”.

Gli aiuti previsti saranno erogati sotto forma di servizi agevolati attraverso il ruolo svolto dai Consorzi di tutela, a favore di produttori - che saranno i beneficiari finali - e consumatori,  per campagne informative sui media, pubblicazioni, giornate informative, convegni, workshop, in presenza o virtuali. La dotazione finanziaria complessiva è di 300mila euro con un massimale di aiuto per progetto di 60mila euro. Potrà essere coperto il 100% dei costi ammissibili. Il programma di interventi viene affidato all’Agenzia Laore, incaricata della ricezione e dell’istruttoria delle domande di contributo, e della concessione e della erogazione degli aiuti.

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“Le etichette fake sull’agnello di Sardegna Igp che stanno girando sui social si prendono gioco della fiducia delle persone e del lavoro serio e faticoso di migliaia di pastori. Come Consorzio dell’agnello di Sardegna Igp abbiamo già denunciato alla Polizia postale e alla Repressione frodi queste falsità e perseguiremo sempre ovunque queste azioni che danneggiano e tentano di squalificare il lavoro dei nostri pastori oltre a creare confusione nel consumatore a vantaggio delle vere frodi alimentari”.  

La dura presa di posizione arriva dal Consorzio di tutela dell’agnello di Sardegna Igp che denuncia le etichette fake che pullulano nei social nate da errori grossolani di alcune catene di ipermercati. Ultima in ordine di tempo ad aprile 2020 quando una nota catena di supermercati e ipermercati aveva portato in vendita una coscia di agnello di Sardegna Igp che indicava in etichetta come origine (allevato e macellato) Grecia. Un errore palese dovuto all’uso improprio di un codice da parte di un operatore dell’ipermercato (purtroppo le vere frodi sono molto più sofisticate) che comunque il Contas non aveva sottovalutato ma segnalato alla Repressione frodi e chiesto immediatamente e formalmente all’ipermercato in questione bolle, fatture e tracciabilità.  Qui il link della comunicazione del Consorzio ad aprile

"Al Consorzio sono arrivate diverse segnalazioni di questo errore.  Dopodiché qualcuno (che prestissimo ne dovrà rispondere nelle sedi giudiziarie) ha pensato addirittura di manomettere quella stessa etichetta errata (dove c’era scritto: allevato Grecia e macellato in Grecia) modificando il luogo della macellazione con Olanda e lasciando invece invariato il paese di allevamento Grecia, cosi come il lotto, il peso, la tara e il prezzo", si legge in una nota.  

Una etichetta questa che ha fatto il giro dell’Italia, viste le tantissime segnalazioni arrivate negli uffici del Consorzio da parte dei consumatori. Ed è di ieri un’altra etichetta falsa (datata appunto 12 novembre 2020) sempre riferita all’agnello di Sardegna Igp in cui si riporta che è allevato, macellato e preparato in Yugoslavia, Stato che non esiste più dal 2003. 

“Stiamo vigilando e segnalando alla Polizia postale queste etichette false – sottolinea il presidente del Contas -, chi gioca con la buona fede e il lavoro delle persone oneste sono nostri nemici che risponderanno davanti alla giustizia. Ringraziamo le tantissime persone che da tutta Italia ci hanno fatto e fanno delle segnalazioni: significa che non siamo soli in questa battaglia comune contro i banditi del cibo e che il consumatore oggi è sempre più attento e consapevole. Chiediamo aiuto anche ai giornalisti. Questa è una battaglia che ci deve vedere tutti dalla stessa parte, purtroppo in questi giorni abbiamo letto qualche articolo (rari per fortuna che non devono e non possono condannare tutta la categoria) in cui partendo da queste etichette false (prese erroneamente per vere) si davano una serie di notizie sbagliate che hanno confuso e sfiduciato il consumatore e danneggiato i pastori. Vi chiediamo di contattarci, il Contas è sempre a disposizione sia telefonicamente al numero 334.1013034, sia per mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.”.

“A brevissimo i colpevoli che in malafede o per gioco hanno falsificato le etichette saranno assicurati alla giustizia – assicura il direttore del Contas Alessandro Mazzette -. Vogliamo ricordare che l’agnello di Sardegna Igp segue un rigido disciplinare che tra le altre cose prescrive che per ottenere questo marchio deve essere nato, allevato e macellato in Sardegna e provenire da pecore autoctone e da un ariete sardo anch’esso. Le altre informazioni che stanno girando in queste giorni sul web sono false. Come Consorzio stiamo intensificando i controlli e stiamo anche lavorando sul tracciamento del Dna, che ci aiuterà e rafforzerà il lavoro nel riconoscere eventuali contraffazioni anche nel banco frigo”.

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Mentre i cittadini chiedono più trasparenza nelle etichette,  arriva il via libera del Parlamento europeo che fa cadere il divieto di definire carne qualcosa che non arriva dal mondo animale, dando in poche parole il via ibera alla “carne finta” che nasce da un mix di sostanze vegetali, spezie, coloranti ed esaltatori di sapore.

“Un passo verso la opacità e non la trasparenza – è il commento del presidente del Consorzio dell’agnello di Sardegna Igp (Contas) Battista Cualbu – che non tutela né produttore e né consumatore. Chi si presenta con nomi altrui dichiara di non credere lui per primo in se stesso e nasconde la sua vera identità, ma allo stesso tempo palesa l’intenzione di voler confondere l’interlocutore. I consumatori devono essere liberi di scegliere ma per farlo occorre dargli gli strumenti”. L’unico limite per questi “novel food” sarà quello di specificare in etichetta che non contengono carne: cosi avremo il “burger vegano” o la “bistecca vegana”.

“Una comunicazione distorta che non rispetta il consumatore ma neppure il lavoro dei produttori e il loro saper fare – afferma il direttore del Contas Alessandro Mazzette – e allo stesso tempo di crea confusione e si annullano le differenze tra i prodotti e non si dà lustro ai valori nutrizionali. L’agnello Igp è una eccellenza che segue un disciplinare di produzione, che ha dei valori unici che non può essere confuso con altri prodotti”.

Il Contas, attraverso il presidente Cualbu si appella al governo italiano “affinché stoppi il via libero europeo e tuteli la distintività delle nostre produzioni e la possibilità per il consumatore di poter scegliere in modo consapevole e libero”.

Gli integratori non sono farmaci, ma alimenti. Non possono contenere sostanze farmacologicamente attive, ma solo vitamine, minerali, enzimi e altri composti specificati dalla normativa europea e inclusi in un Registro con un apposito codice che può essere riportato nell’etichetta.  Gli integratori sono venduti liberamente e commercializzati da farmacie, parafarmacie, erboristerie, supermercati e rivenditori online, senza l’obbligo della prescrizione medica, poiché si tratta di sostanze alimentari. 

Negli ultimi anni anche il campo degli integratori alimentari è stato interessato dalla contraffazione: la severa regolamentazione europea in materia di medicinali e l’inasprimento delle sanzioni per la loro falsificazione, hanno indotto la criminalità organizzata a dedicarsi alla commercializzazione di prodotti contraffatti  che,  avendo un basso costo di produzione e essendo vendibili liberamente, sono una grossa fonte di guadagno.

Si stima che il 50% degli italiani e il 30% degli europei utilizzino integratori alimentari. I giovani assumono soprattutto integratori per il controllo del peso e per il potenziamento sessuale.  Sono maggiormente interessati dalla contraffazione gli integratori energizzanti - utilizzati allo scopo di aumentare le performance atletiche - gli integratori nootropi per migliorare le prestazioni nello studio o nel lavoro e gli integratori brucia grassi. Poiché l’acquisto dei corrispondenti farmaci prevede la prescrizione medica, i consumatori comprano ripiegano su questi integratori, che possono contenere sostanze dopanti e altre non dichiarate, e rappresentano un grosso rischio per la salute.

Per distinguere un integratore autentico da uno contraffatto, si può:
1) verificare l’autenticità del prodotto consultando il Registro degli integratori notificati direttamente dal portale web del Ministero della Salute

2) controllare l’etichetta, che obbligatoriamente riportare i seguenti elementi:

a) il nome delle categorie di sostanze nutritive o delle altre sostanze che caratterizzano il prodotto o una indicazione relativa alla natura di tali sostanze;

b) la dose raccomandata per l’assunzione giornaliera;

c) l’avvertenza a non eccedere le dosi raccomandate per l’assunzione giornaliera;

d) l’indicazione che gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata;

e) l’indicazione che i prodotti devono essere tenuti fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni di età;

f) l’effetto nutritivo o fisiologico attribuito al prodotto sulla base dei suoi costituenti in modo idoneo a orientare correttamente le scelte dei consumatori. (Direttiva 2002/46/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 giugno 2002 per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli integratori alimentari)

3. per essere sicuri di star acquistando integratori alimentari tramite farmacie online autorizzate, basterà verificare la presenza, su ogni pagina dedicata alla vendita di medicinali, di un logo che ne certifica la conformità. Cliccando su di esso si raggiunge il sito web del Ministero della Salute dove è possibile verificare se il venditore online è registrato nell'elenco di quelli autorizzati.

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